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martedì 7 marzo 2023

Indimenticabile don Luigi

Il ricordo grato dell'assistente diocesano.

Ad un anno dalla salita al cielo di don Luigi Taliani, indimenticabile assistente diocesano dell'Azione Cattolica e del gruppo F.U.C.I. "Leopoldo Elia", vogliamo ricordarlo con la gratitudine al Signore per il dono della sua vita e della sua amicizia, vivendo una celebrazione eucaristica nella chiesa dell'Immacolata in corso Cavour a Macerata, alle ore 19:00.
Mentre il convegno organizzato dai media diocesani sottolinea il suo impegno per una presenza cristiana nel mondo dei mezzi di comunicazione, l'associazione vuole darsi l'occasione per ricordarne l'arguta presenza lungo il cammino e l'incessante azione di stimolo alla riflessione critica nella vita ecclesiale e civile, per dare sempre ragione della speranza che il Vangelo dono ai laici credenti.
Sicuramente non un mero evento celebrativo ma un autentico "rendere grazie" nel rinnovare l'impegno a proseguire e rinnovare l'esperienza associativa, alla luce dell'insegnamento di don Luigi, quale particolare forma di ministerialità laicale.

giovedì 17 marzo 2022

Una storia in attesa

Un editoriale del 2019 che è quasi il testamento spirituale di don Luigi.


Uno degli argomenti da sempre a cuore al nostro assistente unitario, che abbiamo salutato stamattina alle 10:00 in una chiesa dell'Immacolata a Macerata piena come non mai, è la questione del laicato: convinto che il futuro della Chiesa passi per un laicato maturo e creativo, don Luigi ha più volte ammonito contro i rischi del clericalismo strisciante che annacqua l'indispensabile e generativa presenza ecllesiale nella società.
L'editoriale tratto da EmmeTV del 13 marzo 2019 riassume così bene il suo pensiero su questo tema da costituire quasi un testimento spirituale, il lascito più prezioso alle "sue" Azione Cattolica e FUCI; talmente bello e significativo che tutti noi non vediamo l'ora di metterlo a frutto.

Ogni giorno aprendo i giornali (per chi ancora li legge!) si "ascoltano" tante voci che ci chiamano e scuotono il nostro torpore.
Mi sorge una domanda! Quanto tempo, energie, risorse, entusiasmi impegnati spesso solamente all'ombra rassicurante dei campanili (o delle comunità e dei gruppi). E passi per quelli che sono gratificati dal farlo.
Anche se dovrebbe suonare come un campanello d'allarme nel rilevare appagamenti e giustificazioni: perché se io sono e sto in una comunità o in un gruppo perché mi appaga e mi gratifica, sono e sto lì PER ME e non per il Vangelo.
Il che spiega, da solo, una bella fetta di incomprensioni, dinamiche bacate, rivalità, cordate etc. etc, tutte quelle situazioni che provocano dei mal di pancia e paturnie che serpeggiano dalle parrocchie ai movimenti. Il richiamo del "recinto" resta fortissimo, esclusivo.
Se poi passiamo dai gruppi per esempio agli "intellettuali", ai giornalisti, agli opinion maker o come vogliamo chiamarli, la situazione resta immutata. Si procede per schieramenti predefiniti (progressisti/conservatori per dire).
La risultante qua! è di tutto questo? La situazione l'abbiamo tutti i giorni sotto il naso. Un laicato cattolico spesso autoreferenziale, autocentrico, istericamente fissato sulle proprie questioni di lana caprina, incapace fondamentalmente di incidere sul resto del mondo e sulla realtà che li circonda.
Spesso creiamo polemiche nel 90% dei casi solo su polemiche e tempeste in bicchieri d'acqua.
Spesso la comunità cristiana sembra una riserva indiana minacciata dalla sua influenza e dalla sua irrilevanza, li che non autorizza i piagnoni a versare lacrime per il mondo cinico e baro che ci emargina, ci isola, ci sbeffeggia e ci ignora.
I responsabili siamo noi che ci siamo isolati e ci rendiamo in pratica ignorati dagli altri. Poco male, dico io. Se non fosse che noi, i cristiani, non siamo qui per contarci, fare gruppo, difendere valori, occupare posizioni, riscuotere rendite relative, pesare ed avere voci in capitolo sulle leggi...
Noi siamo qui perché Qualcuno ci ha piazzato gli occhi addosso, ci ha scelto e ci ha mandato.
A chi?
Agli "ALTRI".

mercoledì 3 maggio 2017

Giorgio La Pira: città locale e città globale

Ernesto Preziosi racconta il sindaco santo 

Ricorrono quest'anno i 40 anni della morte di Giorgio La Pira (5/11/1977), per il quale il 9 gennaio 1986 l’arcivescovo di Firenze, Piovanelli aveva avviato il processo di beatificazione tuttora in corso.
Per questa ragione la Presidenza diocesana di A.C., in collaborazione con diverse altre aggregazioni ecclesiali (FUCI, ACLI, MLAC) ed associazioni culturali (AGORA e Circolo Aldo Moro) ha voluto proporre per venerdì 12 maggio 2017, alle ore 21:15, presso la sala convegni dell'Hotel Claudiani a Macerata, un momento di riflessione sulla sua esemplare figura di credente e cittadino "Giorgio La Pira: città locale città globale: dalle antiche mura alle nuove integrazioni".
Ci accompagna, in quello che vuole essere un percorso di scoperta della ricchezza e dell'attualità della sua figura, Ernesto Preziosi, già vicepresidente nazionale adulti di Azione Cattolica e, a sua volta, attualmente impegnato nel servizio politico, autore nel 2015 del volume "Una sola è la città", pubblicato per i tipi dell'AVE di Roma nel 2015, quale contributo per una nuova stagione di impegno a "costruire la città dell'uomo", come proprio Giorgio La Pira ha saputo fare, anche da credente, durante tutta la sua vita.
Nato a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio 1904, La Pira è stato uno dei grandi italiani del 900, un uomo capace di coniugare efficacemente la fede con il servizio politico in un tutt'uno inestricabile ed efficace sia nella "città", da sindaco di Firenze (dal 1951 al 1957 e dal 1961 al 1965), sia nel "mondo", come autore di gesti inediti di prossimità verso realtà apparentemente inconciliabili con la visione occidentale della storia, nell'epoca della guerra fredda, quali la Russia di Stalin o il Vietnam di Ho Chi Min.
L'impegno politico amministrativo divenne esemplare paradigma di inestricabile connubio tra le esigenze della città e dei suoi abitanti e la consapevolezza di essere non di meno pienamente cittadino del mondo, chiamato a farsi carico e a prendersi cura di una casa comune i cui confini sono ben oltre il limite amministrativo del proprio comune, nonché testimonianza efficace di esemplare coerenza tra fede e vita, fedele traduttore del Vangelo nel proprio tempo.
In un momento in cui l’individualismo più sfrenato sembra stabilire i parametri dell’unica modalità di vita dell’uomo, conoscere il coerente intreccio tra la sua vita ed il suo pensiero, può costituire un prezioso momento di riflessione non solo per chi si pone a servizio della società e del bene comune con incarichi politico amministrativi ma per ogni uomo che non voglia accontentarsi di vivere il proprio tempo ma cerchi di diventarne protagonista.

mercoledì 15 marzo 2017

Dio del cielo vienimi a cercare

Omaggio a Fabrizio De André, uomo in ricerca.

L'11 gennaio 1999 moriva a Milano Fabrizio De André. Cantautore eclettico e, per certi versi, vera icona di un'intera stagione della musica italiana.
La sua produzione, ispirata da una sincera passione per l'umano, a partire proprio dai più piccoli e più fragili, ha da sempre affascinato chi non si accontenta di ruoli secondari sulla scena del mondo e, in generale, contribuito a stimolare la riflessione culturale, spirituale e civile del nostro paese, tanto da far trovare posto ad alcune sue canzoni in molte antologie letterarie della nostra scuola.
Anche per questo, il gruppo FUCI "Leopoldo Elia" di Macerata e la presidenza diocesana di Azione Cattolica hanno voluto proporre quello che non vuole essere un tributo, ma un autentico momento condiviso di riflessione sulla ricerca esistenziale dell'artista genovese, quanto mai attuale in questo nostro tempo, sempre più avaro di occasioni di discernimento personale e comunitario.
L'occasione è giovedì 23 marzo, alle ore 21:15, presso la sala convegni dell'Hotel Claudiani, in vicolo Ulissi 8 a Macerata, dove guidati da Salvatore Miscio, professore all'I.S.S.R. di Foggia e ricercatore presso la Facoltà Teologia Pugliese, autore del libro "Dio del cielo vienimi a cercare" (ed. AVE - Roma - 2016), e con il contributo del coro Solidalcanto di